Alchechengi: semi, bacche e informazioni per coltivare

Alchechengi, cosa sono? Introduzione al frutto e breve guida agli utilizzi in fitoterapia e in cucina

L’alchechengi (Physalis alkekengi) è una pianta perenne le cui bacche richiamano alla mente le forme di una piccola lanterna cinese. In virtù di questa caratteristica molto singolare, l’alchechengi gode fama di frutto decorativo natalizio. Esso è largamente utilizzato in oriente per abbellire giardini e abitazioni, soprattutto durante la stagione autunnale.
Scopriremo in queste pagine che l’alchechengi non è soltanto un frutto gradevole esteticamente: queste bacche – e i piccoli semi contenuti all’interno – possono insaporire una moltitudine di ricette e, pensate un po’, il loro utilizzo è approvato in fitoterapia e per le cure naturali.

alchechengi
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Alchechengi: origini, provenienza e un po’ di storia

L’alchechengio, chiamato anche “bacca d’oro”, o “goldenberry” nei paesi anglosassoni, è originario della zona delle Ande, più precisamente del Perù. Veniva già consumato dalle popolazioni Inca, ma era destinato esclusivamente alle classi sociali più elevate.
Abbiamo notizie della sua coltivazione in Inghilterra già a partire dal 1774, dove viene denominato “cape gooseberry” (uva spina col mantello) per via del rivestimento del frutto, simile appunto ad un manto.

In Francia è conosciuto con il nome di “amour en cage“, amore in gabbia, sempre con riferimento al sottile rivestimento che lo circonda. In Inghilterra viene chiamato semplicemente “Physalis” quando è fresco, “goldberry” nella sua variante essiccata. “Physalis” è il nome greco con cui viene denominato scientificamente e significa “gonfio d’aria”.
Il nome che utilizziamo in Italia, “alchechengi”, è invece di derivazione dal francese antico “alquequange”, versione francofona della parola araba “al-kakang”, ovvero “lanterna cinese“.

Possiamo vedere quindi come grazie alla robustezza della pianta e alla sua adattabilità, la coltivazione si sia estesa ben al di là della zona di provenienza originaria: verrà coltivata e naturalizzata in Malesia, Cina, India, Africa, Caraibi ed Europa.
In gran parte dei luoghi in cui cresce, l’alchechengi è stata considerata per lungo tempo una pianta ornamentale da giardino e poco altro, mentre in Europa viene apprezzata anche per la particolarità del frutto, che impreziosisce le più eleganti tavole natalizie, spesso rivestito di cioccolato. In realtà molte sono le proprietà di queste bacche, che oggi entrano di diritto nell’Olimpo dei superfood grazie al loro prezioso contenuto di vitamine, antiossidanti, polifenoli e carotenoidi.

Alchechengi, fitoterapia, rimedi, cure naturali proprietà benefiche

alchechengi cure
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Vediamo un pò più da vicino quali sono le proprietà dell’alchechengi e i suoi valori nutrizionali. Una delle qualità più interessanti per chi è attento alla salute e al benessere è sicuramente il suo altissimo contenuto di antiossidanti: ne contiene addirittura più delle bacche di goji e del the verde. Questo grande potere antiossidante è dato dal suo alto contenuto di vitamina C e di betacarotene, sostanze in grado di contrastare i radicali liberi. Sappiamo infatti che l’azione dei radicali liberi danneggia le cellule di tutto l’organismo, accelerando in questo modo il processo di invecchiamento e rendendoci maggiormente soggetti a patologie neurodegenerative, come Alzheimer e morbo di Parkinson, ma anche a patologie cardiovascolari.

Alcool, fumo, alimentazione sbilanciata, inquinamento e abuso di farmaci sono tutti fattori che aumentano il livello fisiologico di radicali liberi: è quindi utile per quanti sono sottoposti a questo tipo di situazioni integrare la quota di antiossidanti in modo da contrastare più efficacemente i rischi legati all’eccessivo stress ossidativo. Gli alchechengi possono venirci in aiuto a questo scopo, consumati anche come snack essiccati al naturale, o sotto forma di barrette.

I benefici dell’alchechengi per le vie urinarie

Le bacche di alchechengi possiedono straordinarie capacità curative dell’apparato urinario, già conosciute addirittura da Galeno, che le consigliava ai suoi pazienti come diuretico naturale. Inoltre l’urina veicola anche i principi attivi antisettici del frutto, svolgendo così un’efficace azione disinfettante.
Nella medicina popolare vengono usati quindi già da molto tempo per curare e tenere sotto controllo tutti i disturbi correlati ai reni e alle vie urinarie, assunti come estratto delle bacche o in forma di decotto.
Riassumento, possiamo dire che gli alkekengi purificano e proteggono l’apparato escretore, favoriscono la diuresi combattendo in questo modo anche la ritenzione idrica e contrastano l’insorgenza dei calcoli renali.

Le bacche di alchechengi per il benessere dell’intestino

Un’altra interessante proprieta delle bacche Inca è il loro alto contenuto di fibre, in particolare di pectine. Le fibre sono le parti commestibili dei prodotti vegetali che non vengono metabolizzate e digerite. Ma pur non offrendo alcuna sostanza nutriente sono indispensabili per il benessere dell’organismo perchè permettono all’intestino di mantenere regolarità e funzionalità ottimali. In particolare le pectine hanno una funzione di emolliente naturale che aiuta sia in casi di stipsi, agevolando il transito intestinale, che in caso di diarrea, grazie alla capacità di aumentare la densità delle feci. Nelle bacche di alchechengi sono inoltre presenti mucillagini e tannini, che apportano ulteriori proprietà antidiarroiche, astringenti e antibatteriche.
Per finire, le bacche dorate possiedono anche buone capacità anti-infiammatorie, che rappresentano una protezione in più contro il rischio di cancro al colon.

Altri benefici dell’alkekengi

alkekengi
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  • Può migliorare il sistema immunitario
    Gli studi effettuati su cellule umane indicano che le bacche dorate possono aiutare a regolare il sistema immunitario. Il frutto contiene molteplici polifenoli che bloccano il rilascio di alcuni marcatori immunitari infiammatori. Sono inoltre una buona fonte di vitamina C, che svolge diversi ruoli chiave nella risposta del sistema immunitario.
  • Contribuisce alla salute delle ossa
    Il frutto dell’alchechengio è ricco di vitamina K, una vitamina liposolubile necessaria alle ossa e alle cartilagini. Gli studi più recenti suggeriscono che la vitamina K dovrebbe essere assunta in sinergia con la vitamina D per favorire una salute ossea ottimale.
  • Protegge la vista
    Le bacche Inca forniscono luteina e beta-carotene, insieme a molti altri carotenoidi. Un’alimentazione ricca di carotenoidi assunti da fonti vegetali è legata a un minor rischio di degenerazione maculare dovuta all’età, che è la principale causa di cecità. In particolare, la luteina carotenoide è ben nota per la prevenzione delle malattie degli occhi:
    è stato dimostrato infatti che la luteina e altri carotenoidi contribuiscono a proteggere dalla perdita della vista causata dal diabete.

Alchechengi: varietà commestibili e varietà ornamentali

L’Alkekengi appartiene alla famiglia delle solanacee, la stessa del pomodoro e della melanzana. È una pianta erbacea annuale o perenne, molto longeva, e si presenta generalmente come un cespuglio che può raggiungere l’altezza di oltre un metro, anche se più comunemente la crescita si ferma intorno a circa 50 cm.
In Italia le piante di alchechengi crescono spontaneamente nelle regioni del centro-nord, in zone ombreggiate e sottoboschi, fino ad altitudini di circa 1500 mt. La sua coltivazione domestica è piuttosto semplice, ma è doveroso operare con attenzione la scelta della varietà di Physalis da piantare. Infatti non tutte le varietà producono frutti edibili, mentre altre tipologie di pianta sono più interessanti dal punto di vista prettamente estetico se l’intento è quello decorativo.

Se vogliamo gustare le deliziose bacche dorate della pianta, le varietà da preferire sono:

Physalis peruviana

(l’alchechengi giallo-dolce)
È la tipologia maggiormente apprezzata per gli utilizzi gastronomici, sia per il consumo fresco che per la preparazione di conserve. Annuale nei climi temperati e perenne ai tropici, si sviluppa verticalmente come un arbusto molto ramificato e a foglie pendenti, che può arrivare a superare il metro e mezzo di altezza.
Le foglie sono vellutate e a forma di cuore. I fiori ermafroditi sono a forma di campana e pendenti, dal diametro di 15-20 mm, gialli con macchie marroni-violacee all’interno. Dopo la caduta del fiore il calice si espande, formando infine un involucro beige che avvolge completamente il frutto. Se il frutto viene lasciato all’interno dei calici intatti, la sua conservabilità a temperatura ambiente è di circa 30–45 giorni. Il calice non è commestibile.

Physalis pubescens

(l’alchechengi annuale)
È un arbusto che non si sviluppa in altezza ma a portamento strisciante. Le foglie ovali o a forma di cuore sono lunghe 3-9 cm e hanno bordi lisci o dentati. I fiori gialli che sbocciano dalle ascelle delle foglie sono a campana e lunghi circa un centimetro. Il calice a cinque lobi alla base del fiore si allarga man mano che il frutto si sviluppa, diventando una struttura gonfiata, costolata, simile a una lanterna lunga 2-4 cm che contiene la bacca.

Physalis alkekengi

(l’alkekengi comune)
È facilmente riconoscibile per la caratteristica copertura del frutto rosso-arancio, che ricorda le lanterne di carta cinesi. Cresce spontaneo nelle regioni che coprono l’Europa meridionale fino all’Asia meridionale e al Nordest asiatico. È una pianta erbacea perenne che cresce fino a 40-60 cm di altezza, con foglie disposte a spirale di 6-12 cm di lunghezza e 4-9 cm di larghezza. I fiori sono bianchi, con una corolla a cinque lobi di 10-15 mm di diametro, con un calice gonfiato che matura nella piccola lanterna che copre il frutto.

Se desideriamo coltivare l’alkekengi per abbellire il nostro giardino o un balcone, possiamo orientare la nostra scelta verso la varietà Physalis Franchetti, che cresce maggiormente nelle dimensioni ed ha lampioncini più affusolati. Fiorisce da giugno ad agosto e può essere coltivata anche in vaso, prestandosi così a decorare piacevolmente anche gli ambienti interni della casa. La tipologia “Franchetti Gigantea” produce invece delle lanterne ancora più grandi, e da luglio fino ad ottobre possiamo ammirare i grandi fiori bianchi che caratterizzano questa varietà.

Coltivazione:come coltivare l’alchechengi

alchechengi ricette
alchechengi ricette

La coltivazione dell’alchechengi è piuttosto semplice e non richiede particolari competenze; è una pianta che non ha esigenze impegnative per quanto riguarda la cura, basterà seguire poche e semplici indicazioni, vediamole nel dettaglio:

Alchechengi, semi e trapianto

Il momento indicato per la semina in semenzaio è a partire dalla fine dell’inverno fino a marzo. Si trapianteranno appena raggiunta l’altezza di 10 cm circa, a fine aprile. In ogni caso è raccomandabile trapiantare all’esterno solo nel momento in cui le temperature, sia di giorno che di notte, non scendono sotto i 15 gradi, è infatti una pianta che teme particolarmente il freddo intenso. Per lo stesso motivo nelle regioni del sud Italia il trapianto è possibile anche un mese prima del periodo normalmente consigliato, mentre nel Nord si può aspettare quattro o cinque settimane in più, fino a quando le temperature non siano adeguate.
Il terreno ideale è quello calcareo, ma andrà bene anche misto. La pianta non ha particolari esigenze, ma essendo soggetta a marciume radicale sarà bene vangare il terreno adeguatamente, per favorire il deflusso dell’acqua piovana, un paio di settimane prima della messa a dimora.
La distanza da lasciare tra le piante è di 50 cm, sia tra una piantina e l’altra che, eventualmente, tra le file, affichè gli arbusti abbiano lo spazio necessario a svilupparsi.
L’alchechengi non gradisce un’eccessiva esposizione al sole, è quindi consigliabile posizionare la pianta in zone più ombreggiate, a meno che non si viva in zone poco soleggiate. In questo caso è meglio cercare una posizione che garantisca qualche ora di sole in più.

Irrigazione, concimazione e cure

Se vogliamo aiutare la crescita possiamo procedere con una concimazione di fondo con stallatico, mentre in fase di fruttificazione è molto utile un concime più specifico ricco di potassio per aumentare la produzione.
Per quanto riguarda l’irrigazione, il terreno deve essere costantemente umido ma con particolare attenzione al drenaggio. Quindi la frequenza ideale per l’innaffiatura è di due o tre volte a settimana, preferibilmente effettuata in serata e con quantità di acqua non eccessive per evitare i ristagni.
Le piantine giovani, sopratutto dopo il trapianto, hanno maggiore bisogno di apporto idrico, mentre una volta radicate hanno necessità più modeste.
Durante i mesi invernali non servono cure particolari, si dovrà tenere sono controllo principalmente la presenza di eventuali parassiti e lo sviluppo delle radici. Infatti è una pianta con forte tendenza alla propagazione e se non contenuta tende a diventare infestante per il terreno che la circonda.
La fioritura avviene in estate, mentre i frutti si possono raccogliere a partire da fine luglio, e maturano fino all’inizio di ottobre.
Sono al giusto punto di maturazione quando il frutto è colorato e la membrana esterna si secca.

Alkekengi in vaso

È possibile coltivare l’alchechengi anche in vaso, l’unica accortezza sarà rinvasare con frequenza biennale. Il contenitore andrà preparato posizionando sul fondo un abbondante strato di argilla espansa, con funzione drenante per evitare i ristagni idrici. Anche in questo caso la concimazione più idonea è quella a base di potassio, somministrata con una fertirrigazione nel periodo immediatamente precedente la fioritura.

Alkekengi: gusto, ricette e utilizzi in cucina

alchechengi varietà
alchechengi varietà

Sia che li coltiviamo personalmente, sia che li acquistiamo dal fruttivendolo di fiducia, come si utilizzano questi frutti in cucina?
Naturalmente possiamo consumare le bacche fresche al naturale, assaporando il loro piacevole sapore acidulo dal retrogusto di ananas e vaniglia. Ma non è certamente l’unico utilizzo possibile; possono infatti essere aggiunti alle insalate, dando così un particolare tocco esotico e fruttato. Possiamo ricoprire le bacche di alchechengi di cioccolato, lasciando le foglie dell’involucro aperte ed attaccate al frutto, trasformandoli così in golose delizie di grande effetto decorativo per la nostra tavola.
Molto amata è anche la marmellata di alchechengi, ma lo sono anche le coperture, farciture per dolci, e chutney per accompagnare piatti a base di carne.
Gli alchechengi secchi possono apportare i loro preziosi benefici consumati a colazione, aggiunti ai cereali o allo yogurt, magari in un mix di frutta secca per assicurarci un pool completo di micronutrienti. E ancora, se vogliamo tenere in borsa uno snack sano, nutriente e gustoso per i momenti di pausa, possiamo ricorrere alle barrette in pratiche monoporzioni.

Dove comprare gli alchechengi?

Dove vendono gli alkekengi? Se vogliamo cimentarci nella preparazione di una ricetta particolare, o se siamo semplicemente curiosi di assaggiarli, possiamo reperirli presso i fruttivendoli più riforniti, o anche in alcuni grandi supermercati. Si possono acquistare anche on line abbastanza facilmente quando sono di stagione, tra l’autunno e l’inverno.
Il prezzo medio degli alchechengi freschi si aggira intorno ai 15 euro al Kg, e vengono solitamente venduti in confezioni che contengono tra i 100 e i 300 grammi di bacche.
Se cerchiamo gli alkekengi secchi da utilizzare per integrare la nostra alimentazione con i loro preziosi nutrienti, si trovano abbastanza facilmente presso grandi farmacie, negozi di alimentazione per sportivi, supermercati biologici, oltre che, naturalmente, on line. Le bacche essiccate sono commercializzate anche in miscele con altra frutta secca e come ingrediente di barrette integratrici. Il costo degli alkekengi disidratati è di circa 5 euro all’etto.